29 maggio 2013

IL MAL DI SCUOLA ...


... ANCHE I GENITORI POSSONO CURARLO!

Tantissimi bambini e tantissimi ragazzi soffrono di un generale "mal di scuola": non riescono a stare attenti, passano ore sui libri senza riuscire a concludere quasi nulla, sembrano pigri, lenti o incapaci di memorizzare.

Spesso vengono etichettati come "svogliati" o "disattenti", ma per comprendere le ragioni della loro condotta occorre mettersi nei loro panni, ponendosi l'interrogativo di "come creare attenzione" e di "come stimolare gli apprendimenti" .

E' fondamentale considerare che l'attenzione e l'apprendimento sono processi nei quali sia le emozioni che i bisogni giocano un ruolo fondamentale e solo tenendo in considerazione questa variabili, si possono trovare le adeguate modalità per aiutare i propri ragazzi nel campo delle difficoltà scolastiche.


 ALCUNE MODALITÀ DI INTERVENTO 

  
                        "Assicurarsi che i bisogni fisiologici siano soddisfatti"



Se il bambino ha dei bisogni fisiologici (mangiare, bere, dormire) e di sicurezza (sicurezza fisica e familiare) che non sono stati soddisfatti, la sua mente non sarà libera per potersi concentrare ed apprendere i contenuti scolastici. 



Il primo passo pertanto sarà sempre quello di assicurarsi che tali bisogni siano stati soddisfatti.


"Dare spazio alle emozioni"

Se il bambino è nervoso o preoccupato e dunque il suo stato emotivo non consente la concentrazione, occorre aiutarlo ad esprimere cosa gli sta accadendo.

Una volta che le emozioni saranno espresse e che lo si aiuterà nel gestirle, potrà essere maggiormente disposto a fare i compiti, sia a casa che a scuola.





"Predisporre adeguate condizioni ambientali"


Creare le condizioni ambientali ottimali è indispensabile per facilitare la concentrazione.
Una stanza che abbia una luce adeguata, un ambiente privo di rumori disturbanti ed uno spazio confortevole sono elementi estremamente importanti.




"Costruire una scena teatrale"


Quando il bambino afferma di non sapere fare qualcosa, l’adulto può proporgli di pensare ad una persona che in un occasione simile sarebbe in grado di fare ciò di cui egli non si ritiene capace, spronandolo a raccontare e rappresentare, come in una scena teatrale, cosa, questa persona, farebbe se si trovasse nella situazione stimolo di cui si parla.

Ciò comporta la possibilità successiva in cui potrà chiedere al ragazzo di sostituirsi a questa persona- modello, provando a sperimentare la nuova capacità in prima persona ed esprimendo le emozioni e le sensazioni che ha provato mettendo in atto il comportamento. 



"Fa quello che ti senti di fare"

Si chiede al bambino di fare quello che riesce e sente di poter fare.

Questa indicazione essendo vaga, poiché nessuno di noi può esattamente sapere cosa si sente di fare, generalmente produce l'effetto positivo di stimolare il bambino a fare qualcosa in più di quello che era solito fare.




"Dialogo tra le parti interne"

Ogni essere umano è una complessità unica, esistono tendenze contrastanti in ognuno di noi e bisogni che possono entrare in conflitto.



Spesso i bambini "svogliati" tendono a dar poca voce alla loro parte leader e a quella che vuole ottenere risultati positivi, che l'adulto invece attraverso il dialogo e la fiducia nelle capacità del ragazzo, possono sostenere e valorizzare.

E' importante spiegare al bambino che dentro di lui tali parti possono dialogare e che, analizzando quali parti sono in lui, egli può riuscire a dare voce ad ognuna di esse.



"Ridefinire linguisticamente i problemi"

Le parole che usiamo condizionano il nostro agire, in quanto rispecchiano il modo in cui leggiamo la realtà.

Aiutare i bambini ad utilizzare le giuste parole per i loro disagi e per quelli che considerano i propri limiti può essere fonte di cambiamento.

C'è un enorme differenza fra il credere di non avere memoria e il rendersi conto che la memoria funziona solo se si riesce a prestare attenzione a quello che si fa.

Il bambino comprendendo che deve solo trovare le strategie per essere attento, aumenterà la sua autostima e il suo senso di efficacia, percependo che è nelle sue possibilità riuscire nel compito.

CONCLUSIONI


Non sempre i genitori hanno il tempo sufficiente per effettuare un intervento prolungato ma l'ascolto, la comprensione e il trasferimento del valore  dell'apprendimento sono certamente ingredienti che non possono mancare!


Come afferma Rudolf Steiner occorre " elaborare una pedagogia che insegni ad apprendere, ad apprendere per tutta la vita dalla vita stessa"!