11 gennaio 2013

SONNO CONDIVISO & ALLATTAMENTO ... in ospedale

Magari in qualche ospedale più moderno (o ristrutturato di recente), ci saranno già i letti per la degenza che si vedono in telefilm USA, come Grey's Anatomy, E.R., Dr. House ... mi riferisco a quei letti con le barriere laterali che, ad occhio e croce, sembrerebbero ad una piazza e mezza ... Peccato non averlo avuto nell'ospedale dove ho partorito, circa un anno fa!

Credo siano i letti ideali per i reparti di maternità, non solo perché adattabili alle esigenze delle pazienti, semplicemente premendo un tasto del telecomando, ma soprattutto perché essendo dotati di 4 praticissime barriere anticaduta, non 2, che sarebbero solo d'impiccio (*), permetterebbero di eliminare quelle odiose cullette di plastica / gabbiette (a seconda degli ospedali) in cui siamo "costrette" a far dormire i neonati durante la degenza ... perché l'altezza e la larghezza dei letti da degenza tradizionali (quelli di 50 anni fa, per intenderci) non sarebbero molto indicati per il sonno condiviso, vista la mancanza di barriere: quelle adatte, anche volendo richiederle, impediscono non solo di cadere, ma anche di scendere dal letto (*)

C'è anche chi, come ho fatto io, corre il rischio e decide di dormire insieme al bambino comunque, rinunciando al riposo, anche se, tra la scomodità di quei letti, i morsi uterini, i punti di sutura eventuali e le poppate notturne, non si  riuscirebbe a riposare bene comunque ... 
 
Gran parte della letteratura scientifica si sta ricredendo sui possibili rischi legati al sonno condiviso e sta rivalutandone i vantaggi per l'allattamento, che va protetto e avviato già in ospedale, come prescrivono i famosi  "10 passi UNICEF" del 2009. Uno di essi è favorire il "rooming in", che non è sufficiente perché non tiene conto della stanchezza che si accumula quando non si riesce a riposare bene ... e la stanchezza non è la migliore delle alleate per cominciare bene un'allattamento.
E allora perché non sostituire le cullette e le incubatrici con dei letti più comodi per le mamme e delle fasce per praticare la marsupio terapia anche in ospedale, magari anche da portare via (solo le fasce ovviamente!) invece dei soliti pacchi dono, pieni di campioncini e pubblicità inutili. Sono certa che sarebbe un modo molto efficace di incoraggiare l'allattamento al seno!
Altri due passi molto importanti sono l'informazione del personale e il "divieto" di somministrare liquidi diversi dal latte materno prima che il neonato venga allattato dalla madre, che sono strettamente correlate: nelle strutture pubbliche accade infatti molto spesso che qualcuno consegni alle neomamme (soprattutto se primipare) un biberon di latte artificiale "altrimenti finché arriva la montata lattea, il piccino muore di fame!", soprattutto dopo un cesareo ... Sarà perché le ditte produttrici premiano le direzioni degli ospedali "amici" o è solo necessità impellente di un corso di aggiornamento obbligatorio? Avendo constatato quante ostetriche aggiornate, passano dalle strutture pubbliche a quelle private o alla libera professione, mi sembra più verosimile la prima opzione!