18 ottobre 2012

Allattamento & Pregiudizi

Le mie prime esperienze con l'allattamento sono state fallimentari, perché non avevo i mezzi di informazione che ho adesso, ma in compenso avevo intorno molte persone prodighe di "buoni" consigli, sempre pronte ad insinuare dubbi e pormi problemi, che io ingenuamente non mi ero ancora posta.
 
Uno di questi, quello che mi è costato più caro, perché ha compromesso non uno, ma ben due allattamenti, oltre a mettere a repentaglio la mia stessa salute, riguardava la mia terapia con l'eutirox: avrei potuto allattare, continuando la terapia? Potevo assumere l'eutirox durante la gravidanza? Inutile dire che le mie certezze in proposito non riuscivano a contrastare in alcun modo le ansie di mio marito sulla pericolosità o meno della mia terapia (che seguo dalla nascita) per il bambino. La pulce nell'orecchio gli era stata messa da mia suocera, "che ha cresciuto cinque figli" e quindi era senz'altro più "esperta" di me (ma sull'importanza della mia terapia per la mia salute e quella del bambino che aspettavo, non era abbastanza informata).
Quindi, non riuscendo a rintracciare l'endocrinologo della ASL che mi aveva in cura, ho sospeso la terapia e dopo il parto, nonostante avessi più volte palesato i miei dubbi ai medici del reparto, nessuno ha voluto prendersi la responsabilità di chiarirmi le idee e né spiegarmi come allattare mio figlio, che intanto, a causa della mia incertezza, era stato sfamato con il biberon.
 
Intanto era arrivata la montata lattea: ho avuto un ingorgo, che si è rapidamente evoluto in mastite, senza che nessuno mi  spiegasse cosa stesse succedendo. La mastite si è risolta con l'apposita compressa e io non ho allattato.
Non mi ero posta il problema dell' eutirox, perché in realtà non c'era. Se nessuno si fosse intromesso, sarei riuscita ad allattare tutti i miei bambini e mi sarei risparmiata molte preoccupazioni. Dopo tanti mesi di sospensione, non sono riuscita per parecchio tempo a riprendere con regolarità controlli e terapia.
Dopo la nascita del mio secondo figlio, avendo ormai fugato i dubbi di mio marito, riguardanti l'allattamento, ho provato ad allattare, ma dopo due mesi, sembrava non esserci più latte, neanche il tiralatte a siringa riusciva ad estrarne a sufficienza. Il motivo ci è stato svelato dagli esami del sangue e dalla risonanza magnetica: microadenoma ipofisario non secernente: la mia ipofisi che per anni si era impegnata a produrre ormoni per stimolare la mia tiroide, che non c'è mai stata (sono nata senza), aveva smesso di produrre tutti gli ormoni  a causa di un tumore benigno. Con la terapia ed i controlli, l'allarme è rientrato e ciò che ormai non credevo più possibile è arrivato: la mia bambina è nata dopo quasi otto anni dal mio secondo maschietto.

Con lei, non ho voluto ascoltare nessuno: mi sono informata già durante la gravidanza, ho svolto accurate ricerche su internet, su tutto ciò che riguardava l'allattamento, dalle ragadi ai salti di crescita: non c'era niente che potesse cogliermi impreparata... e così è stato. La piccola ora ha quasi un anno e ancora succhia con soddisfazione.

Certo qualche errore l'ho commesso nonostante tutto, ma le conseguenze sono state solo sprechi di risorse, che si potevano evitare: per esempio, avrei potuto acquistare direttamente il tiralatte elettrico e donare il  latte estratto, invece di fare scorte in freezer, oppure acquistare il manuale della stessa marca dell'elettrico che ho acquistato (il gentlefeed mebby, che avevo sottovalutato per via della strana forma della coppa, al momento di acquistare il primo tiralatte manuale e invece mi sono dovuta ricredere: era confortevolissimo e senza biberon, al contrario del Chicco e del Mister Baby che avevo acquistato e con cui per vari motivi non mi sono trovata bene) da usare solo per svuotare il seno dopo la poppata, senza accanimento.
Purtroppo, il latte che avevo congelato (ben 100 vasetti da 150/200 ml in tre mesi) alla scadenza è andato tutto buttato: il mio seno ne produceva parecchio ed era comunque meglio allattare la bambina direttamente, dato che ero sempre a casa. Non potevo più donarlo, perché non era pastorizzato (così viene conservato nelle banche del latte materno) ed era in scadenza.
La paura di perdere il latte, nonostante tutto, mi ha spinto a crearmi una scorta, che non mi è servita perché, svuotando completamente il seno con il tiralatte, la mia produzione aumentava e quindi il rischio di restare senza non c'era.